MODELLI ORGANIZZATIVI E GESTIONALI 231, c.d. M.O.G. 231



I modelli organizzativi e gestionali c.d. 231, introdotti dal D.Lgs. 231/2001, dovrebbero essere adottati dalle società al fine di evitare il rischio-reati, per i quali le società possono essere sottoposte a procedimento penale, con ingenti sanzioni pecuniarie, interdittive (es. interdizione dall'esercizio dell'attività; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione), confisca del prezzo o del profitto del reato e la pubblicazione della sentenza di condanna.


L’adozione dei modelli organizzativi non è obbligatoria, ma nel momento in cui viene commesso un reato-presupposto, da parte di una persona fisica appartenente alla società,  nell’interesse o a vantaggio della società stessa, la società è responsabile e risponde per colpa di organizzazione, ovvero per non aver adottato o efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire la commissione dei reati presupposto.


Nel catalogo dei reati c.d. presupposto rientrano i seguenti reati:

  1. delitti contro la pubblica amministrazione o contro la fede pubblica;
  2. reati societari;
  3. delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico;
  4. delitti contro la personalità individuale;
  5. abusi di mercato, indicati dall’articolo 25-sexies D.Lgs. 231/2001);
  6. pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
  7. reati transnazionali;
  8. omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e quelle relative alla salute ed alla sicurezza dei luoghi di lavoro;
  9. reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita;
  10. delitti informatici ed illecito trattamento dei dati;
  11. delitti di criminalità organizzata;
  12. delitti contro l’industria e il commercio;
  13. delitti in materia di violazioni del diritto d’autore;
  14. induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria;
  15. reati ambientali (Inquinamento idrico; Gestione di rifiuti non autorizzata; Discarica abusiva; Omessa bonifica di siti contaminati; Traffico illecito di rifiuti; Utilizzo dei c.d. F.I.R. falsi (formulari di identificazione rifiuti); predisposizione di certificato di analisi dei rifiuti con false indicazioni sulla natura, composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti; omissione degli adempimenti relativi al Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI); Inquinamento atmosferico);
  16. impiego di lavoratori stranieri irregolari;
  17. corruzione tra privati.


Il modello organizzativo comporta, preliminarmente, un’analisi giuridico-ingegneristica dei rischi di commissione dei reati presupposto e, successivamente, ove vengano riscontrati dei rischi, per questi debbono essere trovate delle soluzioni organizzative all’interno della società, al fine di ridurre a zero gli stessi rischi.


Parte integrante del modello organizzativo 231 è il Codice Etico, che è un documento composto da una serie di norme a cui la società ha deciso di adeguarsi, al fine di prevenire la commissione dei reati presupposto previsti dal medesimo D.Lgs. 231/2001.


L’Avv. Maria Luigia D’Arcangelo, dello Studio Legale Associato D'Arcangelo di Martina Franca, delegata per la Provincia di Taranto e Brindisi di ASSO231, l’associazione che riunisce i vari stakeholders del "Mondo 231", è a disposizione delle società che necessitino di consulenza per la redazione dei modelli organizzativi e gestionali 231, c.d. M.O.G. 231, previsti dal D.Lgs. 231/2001, nonché offre la propria disponibilità a ricoprire il ruolo di componente dell’O.D.V. 231, ovvero dell’Organismo di Vigilanza e per l’assistenza giudiziale in caso di processo penale a carico della società.